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LIRETA

01/07/2018 | 18:00

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a chi viene dal mare

un progetto di Mario Perrotta
dal diario di Lireta Katiaj e altri milioni di diari mai scritti
Produzione Permàr / La Piccionaia / dueL

drammaturgia e regia Mario Perrotta
con
Paola Roscioli
Piergiacomo Buso (chitarra)
Fabio Uliano Grasselli (contrabbasso)
aiuto regia: Alessandro Migliucci

Albania.
C’è una donna, Lireta si chiama. C’è una donna che guarda oltremare cercando un brandello
d’Italia, anche solo una luce. Una luce di Puglia che illumina i sogni di là, nella terra dell’alba.
C’è un gommone che parte e la donna si sta in mezzo agli altri sul mare, cercando d’Italia e di luci.
Tra le braccia ha una bimba che, neanche tre mesi di vita e si trova sull’onda, nel nero di un cielo
senza luna.
L’hanno detto alla donna, alla bimba e a tutti gli altri lì sul gommone: “Se arriva la guardia costiera
d’Italia buttatevi in acqua!” L’hanno detto anche all’uomo, compagno alla donna che si sta anche
lui sul gommone.
Ogni onda che arriva, il mare s’ingrossa più ancora. E più forte è il terrore di perdersi la bambina
dalle mani. Ogni volo sull’onda, precede uno schianto sull’acqua arrabbiata e ogni schianto è un
ricordo.
Ricordo di un padre con l’alcool e la mano facile, un padre che serra i figli sotto chiave mentre
picchia la moglie. Ma Lireta non cede. Ogni volta, disperata, tenta una difesa di quella madre così
remissiva, una difesa qualunque gridando, sbattendo, ma senza risposta.
Ricordo di un matrimonio con chissà chi, matrimonio combinato tra famiglie, senza che lei possa dire parola. Ma Lireta non cede. Rifiuta. Tutto rifiuta: l’uomo, il matrimonio, e anche la famiglia.
Ricordo di un fuga da casa e di un innamoramento, “che io” le diceva lui “se mi ami ti porto in Italia”.
Ricordo di una casa vicino al mare, ancora una volta serrata a chiave aspettando che la
portassero, insieme alle altre, sulle strade d’Italia, “che io se mi ami ti porto in Italia”, dicevano anche gli aguzzini delle altre. Ma Lireta non cede. E scappa. Ma uno di loro, un aguzzino, la insegue per
giorni, la prende, la guarda negli occhi e le dice “ti amo”: anche lui, come l’altro, le dice “ti amo”. E
nasce una bimba.
Ricordo di quando con lui e con la bimba in braccio, decidono di prendere quel gommone che
adesso aggredisce le vette del mare, enormi, ringhianti, che ogni volta che sei sulla cima butti
l’occhio lontano sperando una luce di Puglia. E Lireta non cede e si serra più forte la bimba sul petto.
Ricordo di un volo, a qualche metro dalla costa del Salento, un volo verso l’acqua spinti giù dal
Caronte che guida il gommone.
Ed è qui che tutto si sospende: vola Lireta, vola il compagno e vola la bimba di soli tre mesi e
un’intera esistenza passa davanti agli occhi, in quel tempo infinito passato per aria – sospesi – prima
del contatto con quel mare che è morte, che è vita nuova…

«Quando ho conosciuto Lireta Katiaj al Premio Pieve nel 2012 (premio annuale organizzato dall’Archivio Diaristico Nazionale di Pieve S. Stefano, Arezzo), mi sono innamorato immediatamente della sua storia d’immigrata, una storia archetipica che contiene in sé tutte le stigmate del migrare: dalle ragioni fino alle conseguenze di una scelta così forte come quella di lasciare la propria terra.
In questi tre anni sono tornato spesso intorno alle pagine del suo diario fino a quando uno dei punti centrali del suo racconto, quel volo in acqua con una bimba di soli tre mesi in braccio, non ha fatto cortocircuito con quell’immagine violenta che la cronaca recente ci ha imposto per settimane su ogni mezzo di informazione: il corpo di quel bambino di soli tre anni riverso sulla spiaggia con la faccia nella sabbia.
È stato uno schianto: il volo di Lireta, il bimbo sulla spiaggia e mio figlio, tre anni anche lui, che dorme tranquillo nel suo lettino. Da quel momento non ho potuto più tenere insieme queste tre immagini senza avvertire un malessere forte, fisico. E quando accade questo, so che spetta al teatro il compito di sciogliere il nodo allo stomaco.
La prima idea, come sempre, è stata quella di una possibile drammaturgia, ma per poter scrivere di Lireta, c’era bisogno di maneggiare la materia a lungo, nel tempo e nello spazio, ragionare a più voci e in diverse forme e allora il pensiero è corso subito a un progetto che unisse l’invenzione teatrale con la realtà dei luoghi, delle facce e delle voci di chi, ieri e oggi, ha scommesso sulla vita attraversando il mare.
Nasce così lo spettacolo VERSOTERRA, un progetto articolato che coinvolgerà tutto il Salento e che vedrà fianco a fianco, artisti di molte forme d’arte e immigrati, emigranti salentini e scrittori, scuole di ogni ordine e cineasti, con diverse stazioni narrative che guarderanno l’alba sulla costa adriatica per concludersi al tramonto sulla costa ionica. La sera, invece, sarà dedicata a LIRETA – a chi viene dal mare, lo spettacolo che costituirà l’evento centrale del progetto e sarà il lascito permanente di tutto ciò che accadrà in terra salentina dal 30 settembre al 2 ottobre 2016». Mario Perrotta

Mario Perrotta: Sperimenta il teatro sin da piccolo lavorando con il nonno in una compagnia amatoriale, imparando i primi rudimenti del mestiere. A diciotto anni si trasferisce a Bologna per studiare filosofia conseguendo la laurea con lode su tesi dedicata all’estetica di Pirandello. Negli stessi anni studia teatro a Bologna (1990 – 1993) e nel 1994 dà vita, insieme agli altri compagni di corso, alla Compagnia del Teatro dell’Argine.

Con i fondatori del Teatro dell’Argine intraprende dal 1994 un percorso formativo e artistico che dura tuttora, improntato sulla nuova drammaturgia e soprattutto sulla scrittura dei testi che la compagnia mette in scena, alternando, a questo percorso, esperienze più “classiche” ed occasionali con Glauco Mauri e il regista Lorenzo Salveti con il quale interpreta La locandiera di Goldoni nel ruolo di Fabrizio e La dodicesima notte di Shakespeare nel ruolo del Duca Orsino.

Tra il 1994 e il 1997 sperimenta la regia con Utopolis cabaret (rivisitazione delle commedie di Aristofane ambientata nel ventennio fascista) e Billie Holiday la signora canta il Jazz (un omaggio in musica e parole alla vita travagliata e al percorso artistico della grande interprete americana). Nel 2002 dirige La casina di Plauto tradotta da Francesco Guccini in dialetto pavanese, che lo vede anche interprete accanto al noto cantautore nelle insolite vesti d’attore.
Nel 1998 con Houdini, vita morte miracoli scritto da Luca Barbuto e Andrea Paolucci per il Teatro dell’Argine, inizia un percorso da solista (diretto in quest’occasione dallo stesso Paolucci) gettando le basi dei due spettacoli che lo segnaleranno tra i rappresentanti di spicco del nuovo teatro italiano. In questo spettacolo, infatti, sperimenta quella forma del dire teatrale denominata narrazione. Ciò che distingue Perrotta, sin da questo primo assolo, dal teatro di narrazione è l’uso costante di un personaggio a cui affida il racconto, mantenendo quindi un legame forte con la mimesi attoriale, tanto da essere definito un narra-attore. Difforme dunque nelle modalità espressive dagli altri esponenti della seconda generazione del teatro di narrazione (Ascanio Celestini, Giulio Cavalli, Davide Enia), conserva di esso (teatro di narrazione) l’aspetto formale, evidenziato da un rapporto diretto con il pubblico e dal riferire fatti accaduti in precedenza e altrove.

È con il progetto biennale Cìncali che il suo percorso artistico subisce una svolta importante. Incentrato sull’emigrazione degli italiani nel dopoguerra, il progetto è composto da due spettacoli: Italiani cìncali! – parte prima minatori in Belgio (2003) e La turnàta – italiani cìncali parte seconda (2005) entrambi interpretati e diretti da Perrotta e scritti a quattro mani con Nicola Bonazzi. A conferma della sua vocazione attoriale nel 2004 interpreta Lorenzo nel Mercante di Venezia diretto da Elio De Capitani per il Teatro dell’Elfo.

Nel 2006 dirige insieme a Rossella Battisti la collana Teatro Incivile pubblicata dal quotidiano l’Unità, offrendo una panoramica sui migliori esponenti del nuovo teatro italiano (Ascanio Celestini con Fabbrica, Mario Perrotta con Italiani cìncali! parte prima: minatori in Belgio, Emma Dante con ‘mPalermu, Davide Enia con Maggio ‘43, Giuliana Musso con Nati in casa e Armando Punzo con I Pescecani ovvero quel che resta di Bertolt Brecht).

A dicembre 2006 debutta su Rai Radio 2 con Emigranti Esprèss un programma in 15 puntate, in cui racconta 15 nuove storie di emigrazione. Il collante del racconto è lo stesso Perrotta, all’eta di dieci anni, sul treno degli emigranti e le visioni surreali di quel bambino, che lo portano a vivere quel viaggio come una vera e propria iniziazione. Il progetto radiofonico nasce direttamente dall’esperienza fatta dai 10 ai 13 anni, affidato dai genitori alle famiglie di emigranti sulla tratta Lecce-Milano. La trasmissione vince nell’ottobre 2007 il Jury Special Award alla TRT International Radio Competition tenutasi ad Istanbul (primo premio vinto da Mummies and Daddies della radio inglese BBC).

Nell’estate del 2007 presenta tre tappe di studio sull’Odissea (Bassano Opera festival, Lunatica festival e Bella Ciao festival), accompagnato dai Têtes de Bois. La ricerca è mirata a indagare un nuovo intreccio tra testo e musica. La versione definitiva dello spettacolo debutta nel novembre 2007 con Perrotta affiancato dai musicisti Mario Arcari e Maurizio Pellizzari. Per questo spettacolo Perrotta è finalista come Miglior attore al Premio Ubu 2008 e riceve il Premio Hystrio alla drammaturgia 2009.

Il 20 marzo 2008 pubblica il suo primo libro Emigranti Esprèss edito da Fandango Libri. Il 13 settembre 2008 riceve il Premio Città del Diario, assegnato in precedenza a Marco Paolini, Ascanio Celestini e Rita Borsellino e, nel 2010, a Francesco De Gregori, dall’Archivio diaristico nazionale di Pieve Santo Stefano (AR) fondato e diretto da Saverio Tutino.

Novembre 2008 debutta lo spettacolo Prima Guerra, in cui il racconto a due voci con Paola Roscioli, ripercorre le vicende drammatiche del popolo trentino durante la prima guerra mondiale. In scena con Perrotta e Roscioli ancora i due musicisti di Odissea, con musiche originali eseguite dal vivo.

Ad ottobre 2009 pubblica il suo secondo libro Il Paese dei diari edito da Terre di mezzo Editore. Si tratta, appunto, del racconto di quel luogo straordinario che è l’Archivio dei diari di Pieve S. Stefano. Il libro diventa spettacolo il 24 marzo 2011 debuttando al teatro Pietro Aretino di Arezzo, coprodotto dalla Fondazione Archivio diaristico nazionale e dal Biografilm festival. In scena ancora Mario Perrotta con Paola Roscioli.

Nell’estate del 2009 avvia un nuovo progetto triennale – Trilogia sull’individuo sociale – incentrato sulla rilettura di tre classici: Il Misantropo di Molière che debutta al Festival delle Colline Torinesi il 24 giugno; Cavalieri di Aristofane (debutto: 4 settembre 2010 Festival Castel dei Mondi di Andria) e Bouvard et Pécuchet di Flaubert (estate 2011)

Il 28 aprile 2011, debutta con grande successo di pubblico e di stampa, a Bruxelles, con la regia del suo Italiani cincali, nella versione francese interpretata da Hervé Guerrisi, anche traduttore del testo. Il 12 maggio 2011 nell’Aula Magna dell’Università di Bologna, interpreta la sua Odissea, preceduto da una lezione dello psicanalista Massimo Recalcati, “Patris imago – conoscere il padre”.

Il 12 dicembre 2011 sul palco del Piccolo Teatro di Milano vince il Premio Ubu speciale 2011 per la Trilogia sull’individuo sociale.

Nel 2012 progetta due serie di monologhi intitolati Paradossi italiani, andati in onda su Rai 3 tv, racconti di un’Italia che resiste. A settembre debutta nell’opera lirica, firmando drammaturgia e regia di Opera migrante per il Teatro Lirico Sperimentale di Spoleto. L’opera composta da due atti (Andante italiano alla belga/Musica di Lucio Gregoretti e Fuga straniera con moto/Musica di Andrea Cera) è diretta dal Maestro Marco Angius.

Nel 2013 inaugura un nuovo progetto triennale dedicato alla figura del pittore Antonio Ligabue. Il progetto internazionale coinvolge più di 80 artisti e copre il triennio 2013 – 2015, cinquantenario della morte del pittore.

Il primo spettacolo Un bès – Antonio Ligabue debutta al festival Primavera dei Teatri e nel 2013 frutta a Perrotta il Premio Ubu come Migliore attore protagonista ex aequo con Carlo Cecchi. Lo spettacolo vince anche nel giugno 2014 il Premio Hystrio-Twister come Migliore spettacolo dell’anno a giudizio del pubblico (finalisti: Morte di un commesso viaggiatore di Elio De Capitani/Teatro dell’Elfo; Le sorelle Macaluso di Emma Dante).

Il secondo capitolo della trilogia intitolato Pitùr debutta a maggio 2014 al festival Primavera dei Teatri, e poi al Festival Territori di Bellinzona, dove inaugura il percorso svizzero del Progetto Ligabue. Infatti nel novembre 2014 le versioni francese e tedesca dello spettacolo Un Bès (rispettivamente: Un Bèc – Antonio Ligabue interpretato da Jean Vocat e Ein Kuss – Antonio Ligabue interpretato da Marco Michel) entrambe con la regia di Mario Perrotta, e la stessa versione italiana, debuttano in tre manicomi della Svizzera francese, tedesca e italiana nel giro di una settimana.

Nel 2015 il Progetto Ligabue si conclude con il terzo capitolo Bassa Continua che coinvolge 200 artisti di ogni forma d’arte e 50 persone dietro le quinte tra organizzatori, tecnici e volontari. I chilometri di territorio coperti sono 40 e i comuni coinvolti 3: Gualtieri, Guastalla e Reggio Emilia. I tre percorsi che partono dalle rive del Po, dal Palazzo Ducale di Guastalla e dall’ex manicomio di Reggio Emilia (dove Ligabue fu recluso per parecchi anni), si danno appuntamento ogni sera nella piazza di Gualtieri per il finale comune. L’impatto di questo “kolossal” teatrale è notevole, sia sul territorio che a livello nazionale, tanto che, sulla spinta di quest’ultimo capitolo, il Progetto Ligabue vince il Premio della Critica ANCT 2015 in ottobre e a novembre il Premio Ubu 2015 come Miglior Progetto Artistico e Organizzativo.

Intanto a giugno 2015 debutta il nuovo progetto teatrale di Mario Perrotta dedicato alla prima guerra mondiale, con due scritture originali che compongono un dittico su due fronti: Prima Guerra/quattordicidiciotto e Milite Ignoto/quindicidiciotto. Il primo dei due spettacoli racconta le sorti dei soldati austriaci di lingua italiana (gli attuali trentini e giuliani) e quelle delle loro famiglie. Il secondo capitolo racconta le vicende dei soldati italiani e del dramma linguistico che li accolse in trincea a causa dell’assenza di una lingua nazionale. Questo secondo spettacolo è finalista a novembre 2015 al Premio Ubu come Migliore Novità Drammaturgica.

Biglietti:
10 euro intero
7 euro ridotto abbonati stagione Teatro Alfieri e over 65
5 euro ridotto studenti under 25
15 euro biglietto giornaliero per tutti gli spettacoli

Abbonamenti:
Abbonamento a 20 spettacoli: 100 euro
Abbonamento a 10 spettacoli: 50 euro
Speciale abbonamento a 5 spettacoli riservato a ragazzi under25: 20 euro
È disponibile la card “AstiTeatro under18“, riservata ai giovani sotto i 18 anni, che dà diritto a 5 ingressi gratuiti.

Dettagli

Data:
01/07/2018
Ora:
18:00

Organizzatore

Asti Teatro
Telefono:
0141.399057

Luogo

Diavolo Rosso
Piazza San Martino
Asti,
+ Google Maps